sabato 24 giugno 2017

Trainspotting ∼ La fotografia scozzese che ha fatto epoca

BuonGiorno Lettori!
Oggi vi racconto una lettura che si discosta, come tematiche e periodo storico, dalle altre recensioni. Restiamo in Scozia, ad Edimburgo precisamente: il Regno Unito continua a essere il mio file rouge, ma ci spostiamo negli anni '70-'80. Sono anni in cui i giovani senza tante possibilità, senza un futuro, stanchi di tutto e di niente, trovano nell’eroina il loro diversivo.



Trainspotting
Irvine Welsh
Pubblicato da Guanda.
Film 1996, 2017.

Un pugno di ragazzi a Edimburgo e dintorni: il sesso, lo sballo, la rabbia, il vuoto delle giornate. Sono i dannati di un modernissimo inferno chimico, con la loro vita sfilacciata e senza scampo. Alla ricerca di un riscatto, di un senso da dare alla propria esistenza - che non sia il vicolo cieco fatto di casa, famiglia e impiego ordinario - trovano nella droga e nella violenza l’unica risposta possibile. Sboccato, indiavolato, travolgente: l’esordio di un talento letterario, il romanzo shock che ha fatto epoca e dato voce a una nuova generazione.


Ho iniziato a leggere questo libro quasi per caso: avevo finito da poco la saga di Outlander, ma avevo ancora un voglia matta di leggere della Scozia e quindi mi è tornato in mente questo libro. Mi è stato regalato diversi anni fa da un’amica e sicuramente all’età di 13-14 anni non avrei potuto capirlo, digerirlo e apprezzarlo. Ho sentito che fosse finalmente arrivato il suo momento!

Con un linguaggio freddo, crudo e irriverente, Welsh racconta la vita di un gruppo di giovani che vive di eccessi: alcol, sesso, droga, risse e delle loro conseguenze come sballo, astinenze, malattia e anche morte. Nessuno è immortale, neppure i nostri quattro protagonisti: Rents, Sick Boy, Spud o Begbie vivono al momento. Sono ragazzi sopra le righe, che cercano una ragione per questa vita, in una società che sembra non capirli, non dar loro importanza. E quindi cosa hanno da perdere? Che valore danno alla vita?

Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha leroina?
Marc Renton,
dal film di Danny Boyle 

Ecco dunque, l’eroina come salvezza, come fuga dallo squallore quotidiano, come vita stessa: con il senso di onnipotenza che solo l’adolescenza sa dare, entrano nel giro della skag, pensando di potersene liberare ogni volta che lo si desidera. E invece è la droga che decide, è la droga comanda. 
Non amo più niente (a parte la droga), non odio più niente (a parte le cose che possono impedirmi di procurarmela) e non ho più paura di niente (a parte la paura di non riuscire a bucarmi).
(Marc ∼ Rent Boy)

Irvine Welsh rilascia autografi 
a "Tempo di Libri",
Milano.
Mi sono confrontata con un gruppetto di miei coetanei con cui non condivido praticamente nulla, ma ciò nonostante ho amato leggere le loro storie. Ogni personaggio ha la propria storia ben definita, i propri dolori e difficoltà da superare e forse, per un secondo, metti da parte la morale bacchettona e giustifichi i loro comportamenti eccessivi. A volte, invece, non hanno un vero e proprio motivo, ma lo accetti comunque. Questi ragazzacci si fanno amare, muovono a compassione, fanno sorridere. 

Questo libro è un bel quadro che sa portare il lettore nella mente di questi personaggi, in un modo così dettagliato, così dannatamente reale. Ogni capitolo è scritto in prima persona, ma il narratore cambia ogni volta. Imparerete a riconoscere lo stile più lineare di Marc o i pensieri caotici e sconclusionati di Spud. Chi parla di sé in terza persona, come se avesse solo qualità, è Sick Boy; mentre Begbie lo riconoscerete da ciò che si racconta, per quelle risse e violenze alquanto frequenti. Il lettore è ammaliato dalle parole rumorose lasciate sulla pagina scritta. 
Welsh ha questa grande capacità. 
Welsh sa sfruttarla al meglio.



Locandina del Film
Il racconto è diventato un vero e proprio cult, un punto di riferimento per una generazione anche grazie al magistrale film di Danny Boyle. Inserito nella lista dei migliori 100 film britannici del XX secolo e definito miglior film scozzese di tutti i tempi, Trainspotting è stato girato nell’ormai lontano 1996, principalmente a Glasgow, nonostante le vicende abbiano Edimburgo come sfondo. Le uniche eccezioni riguardano le scene iniziali (girate proprio ad Edimburgo) e finali (Londra).

Quando si dice Traispotting, tutti pensano proprio a quelle scene iniziali: Spud e Rent che fuggono per le vie di Edimburgo e la voce fuori campo di quest’ultimo che, quasi come un mantra, insegna a vivere. Quel monologo e quel Choose Life” risuonano ancora nelle nostre orecchie e penso continueranno a farlo.


Nonostante alcune differenze, nonostante i quattro antieroi non agiscano sempre come Welsh ha immaginato, il film ha reso perfettamente quel mondo fatto di alti e bassi, di delusione nascosta dietro uno spesso strato indifferenza e di vuoto. Temevo che il film potesse risultare una caricatura, mostrando immagini eccessive, ma mi sono ricreduta e ho apprezzato quel modo per certi versi “delicato” (se mi permettete un simile aggettivo per questo genere di racconti), tutto sommato giusto.

Bellissime e realistiche le scene che ci fanno capire quanto sia spossante e sfibrante un’astinenza, ma la mia scena del cuore è il viaggio nelle Highland: le sconfinate lande scozzesi mostrano quanto l’uomo sia piccolo e fragile e Rent trova l’occasione giusta per “vomitare” tutta la sua frustrazione verso la sua terra ed origini. Ho voluto interpretare, però, il suo atteggiamento come il capriccio di un bambino incompreso e non ascoltato.



Marc è il classico esempio di tutto coloro che nonostante le capacità si buttano via: è intelligente, ha iniziato l’Università con interesse e buon profitto ma si lascia andare. È il ragazzo che mi ha fatto più pena e compassione, oltre a Spud. Perché se si capisce facilmente come Spud finisca in questo giro, in quanto facilmente influenzabile e troppo buono, non si vuole accettare che una persona come Marc possa distruggersi così. O forse, ancora peggio, che agisca con una tale lucidità, consapevolezza e determinazione.

Come avrete capito, ho amato questo libro, questo film, questi quattro ragazzi e le loro storie: quando ho scoperto che Trainspotting è, in realtà, una trilogia, non ho pensato due volte a proseguire la lettura/visione. Skagboys e Porno sono rispettivamente prequel e sequel del racconto: ho scelto di continuare con quest’ultimo, per avere maggiore continuità. Mi sono piaciuti entrambi, ma se dovessi scegliere, preferirei il prequel: per me, gli inizi hanno sempre un gran fascino e, inoltre, Welsh ha trovato un modo decisamente geniale per raccontarci le vite di questi giovani. In Porno, si può constatare come, nonostante il tempo passi, è davvero difficile cambiare le proprie abitudini, ma bisogna provarci.
Ciao Mark, 
Allora, che hai combinato... in questi vent’anni?

Simon ∼ Sick Boy,
dal film di Danny Boyle

Welsh scrive, Boyle risponde prontamente: abbiamo ritrovato i quattro protagonisti anche al cinema e devo dire che è stato davvero piacevole. Anche in questo caso, il film è liberamente ispirato al libro: storie e nuovi personaggi sono giostrati in modo da non tradire il ritratto che il regista aveva fatto nel precedente film. Una chiave di lettura diversa che mi è piaciuta e a tratti preferito, rispetto al romanzo.



Bastano poche immagini per capire che tutto il film è una sorta di memoriale dei tempo andati, un film-nostalgia che scena dopo scena richiama quello precedente: due amici che guardano senza troppo interesse la TV, le corse a perdifiato per la città, chi entra ed esce dai centri riabilitativi o dalla galera. Li ritroverete tutti e, immancabilmente, ritroverete il “Choose Life” dei nostri giorni: siamo circondati da droghe diverse dagli anni '80, ma creano ugualmente dipendenza.



Mi sento di darvi solo un ultimo consiglio spassionato: non seguite l’ordine di pubblicazione di libri, ma quello cronologico della storia. Partite da Skagboys, dunque. E, ovviamente, filtrate la vostra immaginazione attraverso quella di Boyle.
Non ve ne pentirete!


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